Le lezioni si sono tenute nei giorni di MARTEDI' e GIOVEDI' dalle ore 9,00 alle ore 12,00.

 

ESAME

Per sostenere l'esame di questo modulo, occorre prenotarsi inviando una e-mail a: 

luigi.bertini@unipg.it / luigi_bertini@tin.it

 

Successivamente sarà pubblicato l'elenco con gli studenti iscritti.

 

Prossime date:

 

Mercoledì 16 Gennaio 2019 - ore 9,00

1. GIULIANI JACOPO; 2. CARAMIA MICHELE; 3. GIULIANI JACOPO; 4. LANIA MICHELE ELIA; 5. OVIDI RACHELE

 

 

Sport Paralimpici

Diversamente abili, ugualmente atleti

JOE KUSUMOTO


L’inserimento di individui  con disabilità in un contesto sportivo è un fatto relativamente recente: in Inghilterra nel “National Spinal Injuries Centre” presso lo “Stoke Mandeville Hospital” di Aylesbury, nei pressi di Londra, nel 1944 durante la seconda guerra mondiale, per opera del Dr. Ludwig Guttman, neurochirurgo e direttore di quel Centro, alcuni giovani paraplegici appartenenti alle forze armate britanniche si cimentarono in alcune discipline sportive adattate alla loro condizione. Per molti anni, i 60 metri di strada che separavano l’Ospedale dal rifugio dell’elicottero divennero la distanza standard per le competizioni in carrozzina. Sir Guttman ebbe il merito di riconoscere l’importanza  della collaborazione attiva del malato, unitamente alle cure mediche, nella prevenzione e terapia delle affezioni “satellite” che perseguitano un mieloleso (depressione psichica, affezioni respiratorie, piaghe da decubito, patologie urinarie ecc…). Studiò e realizzò con grande determinazione dei programmi di allenamento per disabili, facendovi partecipare i pazienti del suo Ospedale. Grazie alla motivazione per lo sport, i pazienti paraplegici del Dr. Guttman (definito da Papa Giovanni XXIII il “De Coubertin degli invalidi”), cominciarono a sviluppare la muscolatura delle braccia e delle spalle, raggiungendo rapidamente risultati molto superiori a quelli della normale chinesiterapia. Nel giro di pochi anni, da terapia riabilitativa, lo sport dei disabili divenne attività ricreativa e poi addirittura agonistica.


tiro con l'arco



Lo scopo fondamentale di Guttman era di riuscire tramite gli stimoli dello sport a sviluppare in modo ottimale le capacità residue del disabile ed a recuperare un accettabile stato psicologico del neo-traumatizzato al fine di raggiungere la massima autonomia possibile ed una dignitosa qualità di vita. Nel giro di qualche anno da questa geniale intuizione, cominciò a diffondersi in tutta l’Europa occidentale e nelle Americhe un nuovo modello riabilitativo che coniugava nello stesso tempo il recupero psicofisico e dell’autonomia. Il 28 luglio 1948, in concomitanza con la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra, si tennero i primi Giochi di Stoke Mandeville, che nel 1952 divennero internazionali fino ad inserirsi nel contesto delle Olimpiadi di Roma del 1960: le gare si svolsero immediatamente dopo la conclusione della XVII Olimpiade e vi presero parte ben 400 atleti para e tetraplegici provenienti da 23 Paesi, impegnati in otto discipline sportive. Erano così nate le Paralimpiadi e fu istituita la Federazione Internazionale dei Giochi di Stoke Mandeville (ISMGF). Da allora, le Paralimpiadi sono sempre state organizzate con cadenza quadriennale nel medesimo anno in cui si effettuavano le Olimpiadi. I Giochi ideati dal Dr.  Guttman cominciarono ad avere notorietà e successo, tanto da comprendere altre tipologie di disabilità. Le Paralimpiadi sono l’appuntamento più importante per l'élite degli atleti con disabilità. La filosofia fondamentale del movimento paralimpico, è di dare a questi campioni di livello mondiale le stesse opportunità ed esperienze di quelle raggiunte dagli atleti normodotati.


AIMEE MULLINS


ATTIVITA' FISICA ADATTATA (APA)


Il termine “Attività Fisica Adattata” (APA) fu introdotto nel 1973, anno di fondazione della Federazione Internazionale Attività Fisica Adattata (IFAPA) da parte dei colleghi belgi e canadesi. L’IFAPA ha organizzato la sua prima assemblea internazionale nel 1977 nel Quebec e la seconda nel 1979 a Bruxelles. Il primo tentativo, a livello internazionale, di definire l’APA risale al 9° Simposio Internazionale di Berlino del 1989 (il più grande simposio nella storia dell’IFAPA), in occasione del quale Doll-Tepper e colleghi definirono l’APA secondo una prospettiva multinazionale:


”APA si riferisce al movimento, all’attività fisica e agli sport nei quali viene data un’enfasi particolare agli interessi e alle capacità degli individui caratterizzati da condizioni fisiche svantaggiate, quali disabili, malati o anziani.” Il messaggio del Presidente dell’IFAPA indica che l’obiettivo basilare degli operatori impegnati nell’APA è quello di mettere in grado (“abilitare”) tutti gli individui a partecipare ad una regolare attività fisica durante l’intero arco di vita. “Vogliamo valorizzare e promuovere l’attività fisica quale mezzo ricreativo, sportivo, terapeutico, espressivo o di benessere.”


Lo Statuto IFAPA [adottato dal Consiglio di Amministrazione nel maggio 1997 a Quebec City (Canada)] riconosce quanto segue:

L’oggetto d’interesse specifico dei programmi e delle attività IFAPA è rappresentato dalle persone affette da malattie, menomazioni, disabilità o deficit tali da limitare le capacità di tali individui di praticare le attività fisiche loro congeniali. Sulla base di tale dichiarazione, l’ambito d’azione dell’APA può essere ulteriormente definito come la messa a disposizione di


• prassi adattate • ambiente fisico e sociale • attrezzature • regolamenti

nonché altre componenti che permettano agli individui caratterizzati da condizioni limitate di seguire uno stile di vita attivo.

sIMONA ATZORI


L’APA quale Servizio nel Contesto dell’Educazione Fisica


L’educazione fisica adattata è rivolta a quelle persone che non sono in grado, per motivi di vario genere, di partecipare con successo o in condizioni di sicurezza alle normali attività di educazione fisica. Cambiando il termine “adattata” in “modificata”, si ha un’idea dell’Educazione Fisica Adattata. Si tratta di una valida modalità didattica la quale adatta (cioè, modifica) il programma, i compiti e/o l’ambiente, in modo che TUTTI gli allievi possono partecipare pienamente all’educazione fisica. Gli allievi ricevono l’istruzione all’interno di vari contesti, vale a dire ambienti educativi.

• La scelta di un determinato contesto educativo ha luogo considerando il tipo di ambiente nel quale l’allievo può esprimere al meglio le sue potenzialità di educazione fisica.

La pratica dell’APA interessa un gran numero di figure professionali, compresi:

insegnanti professori, istruttori terapeuti, amministratori ricercatori.

Per tutte queste figure, l’APA è un mezzo per gestire, in modo professionale e creativo, le attività fisiche in relazione alle componenti personali e ambientali, al fine di promuovere la partecipazione all’attività fisica stessa da parte degli individui

caratterizzati da condizioni di salute limitate.


L’APA prevede, senza valore limitativo, le seguenti attività:


• Pianificazione • Valutazione inziale • Prescrizione / scelta del contesto educativo


• Insegnamento / Consulenza / Allenamento • valutazione finale • Coordinamento delle Risorse/Organizzazione della Comunità • Sostegno e Consapevolezza


 



ALEX ZANARDI



L’APA quale disciplina scolastica


L’APA è lo studio multidisciplinare della situazione iniziale, delle circostanze, dei processi e degli esiti dell’attività fisica adattata alle esigenze degli individui che presentano condizioni di salute limitate.

Principi di base della teoria dell’ ADATTAMENTO:

processo fondamentale, interattivo e reciproco di cambiamento fra l’individuo e

l’ambiente • processo autogestito o valutato e pianificato ‘ad hoc’  • prevede la modifica, l’adattamento o l’accomodamento delle relazioni

all’interno dell’ecosistema (persona, ambiente, compito)

• fa riferimento alle opportunità nell’educazione fisica (terapia, tempo libero, esercizio fisico, sport) e nella disponibilità di servizi (dall’integrazione alla separazione)

I costrutti teorici ampiamente riconosciuti nell’ambito dell’APA comprendono:

• filosofia umanistica • normalizzazione

• teorie sull’autorealizzazione e autodeterminazione • teoria cognitiva sociale

• analisi ecologica dei compiti • “abilitazione” (potenziamento delle capacità).


Discipline attinenti all’APA:


• biomeccanica • psicologia dello sport • fisiologia del movimento • sociologia • comportamento motorio

L’applicazione dei paradigmi e delle metodologie di tali discipline nell’ambito dell’APA risulta utile per la realizzazione e messa a disposizione di servizi e procedure a favore degli individui caratterizzati da limitazione della funzionalità. La teoria dell’Adattamento è strettamente correlata ad alcuni dei concetti fondamentali esposti in questa sezione, fra i quali il potenziamento delle capacità (“abilitazione”), l’Analisi Ecologica dei Compiti e la Messa a Disposizione di Servizi.